Alessandro Turoni • Naufragi evolutivi

19 dicembre 2015 - 24 gennaio 2016

"L’incontro con le sculture di Alessandro Turoni è come il primo amore. Tac. Potrebbe essere il gigantesco e meraviglioso giaguaro in tessuto, oppure l’elefante meccanico, piccolo e perfetto in ogni dettaglio, o magari uno dei topini, di cui non ti stanchi mai di guardare l’interno, come se ogni volta fosse possibile scoprire nuovi dettagli. Non sai di cosa, ma sicuramente di qualcosa ti innamorerai. Entrare in questo mondo è come poter approfittare di un dono: quelle opere sembrano lì per te, ma nello stesso tempo ti sovrastano e ti fanno sentire fuori posto. Vorresti non perdere quello che stai osservando, come fosse possibile, guardando con attenzione, impossessarsene. Ma poi il senso di disagio riempie la testa. Lo spazio che l’uomo ha nelle opere di Turoni, se non è nullo, è quello di contorno a una natura deformata, trasformata da pezzi, elementi, materiali diversi. Tutto viene ricostruito, rimescolato e prende nuove forme. E’ una natura violata che schiaccia l’elemento umano, trasformato in un piccolo dettaglio. Turoni, come uno scienziato, indaga la vita spezzando, ricomponendo e ricreando, facendo nascere ibridi, nuove evoluzioni delle specie, piccoli mostri che sembrano venirti a bussare sulla spalla, come a chiederti qual è il tuo posto quì. Perché loro un posto ce l’hanno e sei tu a doverti reinventare. L’ispirazione per la nuova mostra nasce da un naufragio in mezzo a ghiacci aguzzi, ammassati l’uno sull’altro a formare una montagna fredda e bianca. Pezzi di legno, schegge, distruzione e immobilismo ci accompagnano in uno stato di smarrimento dove l’uomo è assente, di lui non rimane che una creazione, una barca che sta immancabilmente affondando, mentre la natura incombe, sovrasta e mangia. Ma lo fa con delicatezza, lasciandoci confusi. Lo spunto é “Il mare di ghiaccio” di Caspar David Friedrich, che con il suo bianco silenzioso lascia solo intendere il dramma appena avvenuto. E come in questo dipinto dell’’800, anche nel lavoro di Turoni l’uomo è un’assenza che si rintraccia negli ambienti da cui è stato eliminato. La montagna di ghiaccio si trasforma in legno, é metafora di una civiltà alla deriva e nasconde pezzi di vita quotidiana – una poltroncina distrutta, una credenza recuperata, un parquet – da cui siamo stati cacciati, perché padroni sono gli ibridi in fil di ferro e resina, le bestie in vitro o quei piccoli uomini che scompaiono di fronte a giganteschi tentacoli in un barattolo. E quello che puoi fare é restare lì a guardare, lasciarti trascinare in un vortice di inquietudine e inadeguatezza perché ad avere il sopravvento é la natura e ti ritrovi piccolo come gli omini che stai osservando." - Lisa Tormena

Alessandro Turoni nasce a Forlì nel 1986. Incomincia la propria formazione artistica presso l’Istituto Statale d’Arte dove inizia ad apprendere le tecniche plastiche e pittoriche. Sono gli anni del primo approccio al mondo dell’arte, della materia, dei colori e della continua ricerca di nuove modalità espressive: fotografia, collage e pittura sfociano in una sua prima mostra di dipinti a Forlì nel 2007.
Come studente dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, collabora all’allestimento degli spettacoli del teatro Bonci di Cesena da prima lavorando come attrezzista per poi firmare, dal 2008 al 2010, tutte le scenografie allestite dall’Accademia al Bonci.
Si laurea con 110 e lode, corso di scenografia per il Melodramma, vola in Algeria seguendo la scenografa Lucia Goj per la preparazione della “Parata Pan Africana” ed assiste il maestro Edoardo Sanchi. Vince il concorso che lo qualifica per la progettazione in chiave moderna del “Macbeth” di Shakespeare all’Arena di Verona.
L’amore per la scultura nasce negli anni seguenti, è il periodo delle creazioni di sculture zoomorfe, della collaborazione con L’oro dei Farlocchi, delle esposizioni a Zurigo e al Salone del Mobile di Milano.
Ad oggi insegna modellazione digitale all’Accademia Belle Arti di Bologna e prosegue la sua ricerca artistica personale.