Carlo Cola • Personale

5 novembre 2016 - 4 dicembre 2016

“Quando sono nato Carlo c’era già. Aveva sette mesi più di me, non ricordo di averlo conosciuto una prima volta. Però ricordo chiaramente la prima volta che, per lui, diventai importante. A sette/otto anni, a casa sua nel ripostiglio, una stanza chiusa senza finestre e buia, sotto un vecchio tavolo da cucina, avevamo costruito il nostro rifugo. Ogni giorno aggiungevamo qualche cosa per attrezzarlo. Per procurarci la luce, portai una batteria con una lampadina da bicicletta, Come avevo visto fare da mio fratello con i suoi amici più grandi. Nel buio, sotto il tavolo collegai la batteria alla lampadina con un filo elettrico e...fu la luce! Un’esplosione di luce che sparò di colpo le ombre a raggiera tutt’intorno. Vidi il viso di Carlo trasfigurato dallo stupore, fissare con gioia la piccola fonte di luce. Guardava la mia faccia illuminata dal basso e l’ambiente trasfigurato con gioia, perso in un piacere intenso e inatteso. Fu un attimo. Staccai il contatto, tutto ricadde nel buio baluginante che si vede dopo aver fissato la luce. L’accesi e la spensi più volte, per fargli vedere quanto fosse facile farlo. La lampadina trovò la sua collocazione definitiva sotto al tavolo (lo stesso tavolo diventò il nostro primo piano luminoso, ma questa è un’altra storia...) Da quel momento, come succede tra bimbi, fui da Carlo considerato un tecnico abilissimo...
“So che non è giusto rapportare l’opera di un artista a piccoli episodi biografici; si rischia di essere ingiustamente riduttivi, come una mamma che racconti imbarazzanti episodi d’infanzia alla futura moglie del figlio. Eppure nei suoi dipinti sento il richiamo di una condizione di ingenuità priva di malizia, com’è nell’infanzia. Quando anche lo sguardo è vergine e le cose appaiono con lo stupore della prima volta. Sento la meraviglia del suo vedere mescolarsi all’urgenza di fermare l’attimo. Mi sono convinto che Cola, quando prende i pennelli in mano, faccia un esercizio mentale d’approccio all’immagine che vuole dipingere, domandandosi: ”Se la vedessi per la prima volta, come potrebbe essere?“ E penso che nel corso della pittura si ponga la domanda ripetutamente, come se recitasse un mantra empatico che lo mette in contatto con una zona collettiva, dove tutti siamo vissuti nell’infanzia, e da cui attinge la linfa vitale che nutre i suoi lavori. E lì c’è nostalgia, il rimpianto di una condizione perduta. Ma c’è anche la dimostrazione che il contatto non è andato perduto per sempre, che basta un clic mentale per tornare a vedere le cose nella loro forma primaria, che basta un clic per spegnere il rumore di fondo del quotidiano che ci sporca la mente. So che Cola ha trovato il suo interruttore personale, e lo accende e lo spegne, riempendomi di meraviglia.” - G.P. Bianki

Carlo Cola è nato a Cesena nel 1957, si è diplomato all’istituto Statale d’Arte di Forlì nel 1975. Dal 1986 insegna arte presso il Centro di Formazione Professionale Dell’ENAIP di Cesena. È nei cataloghi Art’è con stampe e dipinti originali. La sua bellissima casa studio si trova nel centro storico di Forlimpopoli.