Enrico Versari • L'alchimia del segno

7 novembre 2015 - 13 dicembre 2015

"La ragione è la caratteristica esclusiva dell’uomo,ma è anche la sua ineludibile condanna.
L’arte non è un teorema della vita dimostrabile dal dettato di un’ipotesi che giunga ad avvalorare una tesi, ma è un progressivo disvelamento dell’inconscio che transita attraverso emozione e ragione. Non è sufficiente un approccio razionale della percezione istintiva o meditata per addivenire al valore trascendente dell’opera d’arte; è altresì necessaria una componente sacrale ed irrazionale che induca al mistero della creazione.Questa, infatti, contiene un aspetto sempre ossimorico, duale ed ambivalente, ma soprattutto metaforico e simbolico, capace di far emergere continue domande alle apparenti risposte enunciate dall’opera. In quest’ottica, suggestioni allegoriche e metafisiche informano, sovente, le creazioni di numerosi artisti della nostra contemporaneità, avvertite, tuttavia, con una sensibilità percettiva in grado di risuonare vaghi echi del passato sulle tele o sulle tavole del presente. Su tale linea si svolge l’azione artistica di Enrico Versari, autore di un’arte a profondità filosofica che sul segno e sul disegno basa la fondante speculazione di un’operazione che nasce dalle vibrazioni del pensiero per approdare all’anima del significante e del significato. Su basi elaborate a collage con inclusioni di pagine di giornale e di fogli di carte geografiche, Versari interviene con pastello ed inchiostro per indurre lo sguardo in un universo “alchemico” che sul simbolo incentra la valenza del messaggio iconico. Anche se ultimamente egli introduce indicative ed esemplari risoluzioni a tempera, l’idea nodale conserva quale assoluto fondamento la complessità di un segno che diviene disegno compiuto, perfetto nei transiti luministici e monotonali, armonico per composizione oggettiva e per struttura d’insieme. Ne scaturisce un’euritmia globale di forma e contenuto che varca meri orizzonti “purovisibilisti” per incedere sulle vie della verità interiore, ossia di un’etica che si tramuta in un’estetica del “bello”, simbolo veridico del bene morale per Kant.Le combinazioni di molteplici elementi oggettuali, scelti per intrinseco messaggio, oltrepassano il consueto dialogo percettivo della “natura morta o silente” e ascendono all’apice di suggerimenti sospensivi ed ermeneutici che rammentano le più recenti teorie filosofiche mitteleuropee. È l’esistente immoto, senza tempo e senza spazio, che affiora dalle opere; è una malinconia dell’anima che scaturisce ineluttabile con ammonimenti sulla gravità delle problematiche esistenziali e multiculturali attuali. L’artista, allora, costruisce un nuovo ipotetico equilibrio geografico, dove i confini politici perdono di valore e le odierne realtà statali vengono proiettate verso la condizione universale di un pianeta senza frontiere. Alcune opere recenti si presentano, pertanto, con l’eloquenza di un dono vitale, simboleggiato dall’elemento acqua, già principio fondante della primigenia teoria di Talete. La figura femminile, portatrice eletta d’esistenza, porge la preziosa offerta all’umanità e diviene emblema di positive aspirazioni di pace.L’analisi lessicale dell’arte di Versari rivela uno stile assai personale, riconoscibile per purezza del divenire tonale e disegnativo e per encomiabile nobiltà figurativa e geometrica. Se le creazioni possono evocare echi della profonda raffinatezza semantica ed iconografica di artisti quali Casorati, Morandi o Savinio, esse mantengono, tuttavia, un’originalità e un’autenticità di trasparenze e di riflessi luministici, di andamenti segnici e strutturali che pongono l’artista alle soglie di un futuro indubbiamente fecondo di significanze. L’autore, infatti, già pienamente consapevole dei segreti tecnici disegnativi e pittorici, arricchisce lo spessore del suo talento creativo con ricerche e sperimentazioni costanti, nonché con l’apporto di una cultura umanistica assolutamente indispensabile per un’arte che si svolge su una pura e prevalente speculazione del pensiero. Ma si tratta anche di un’espressione artistica intrisa di quella vivida passione che, per Hegel, è base sostanziale di grandezza creativa.Se il tracciato segnico e disegnativo resta la sigla fondante e preziosa dell’arte di Versari, su di esso, a rimembranza rinascimentale, l’autore porge il pathos della poesia intimista, sollecitata da realtà pittoriche che accendono spazi di fantasia e di sogno. Nell’esaminare le opere di Enrico Versari sovviene, quindi, un’acuta considerazione di Schopenhauer, in cui il sommo filosofo ammonisce di avvicinarsi all’opera d’arte con lo stesso comportamento tenuto davanti ad un principe e, cioè, con l’accortezza di non prendere mai la parola per primi, per non rischiare di sentire soltanto la propria voce. Invero, nell’osservare un’opera, bisogna sempre ascoltare la sua “voce” profonda e, in silenzio, muovere l’emozione a commovente vibrazione interiore." - Enzo Dall’Ara

Enrico Versari nasce a Faenza il 18 Agosto del 1975,dopo gli studi superiori e le prime esperienze artistiche si iscrive all’ International School of Design di Modena, diplomandosi con un progetto che vincerà il primo premio al Concorso Internazionale Cosmopak di Bologna nel 1996. Nel 1998 si iscrive alla Facoltà di Filosofia a Firenze laureandosi in Estetica nel 2003 con il Filosofo Sergio Givone, discutendo una tesi che analizza i rapporti tra disegno industriale e avanguardie artistiche. Parallelamente approfondisce lo studio del disegno e la storia dell’arte; è del 1999 la sua prima mostra. Attualmente Versari è insegnante di Teoria Della Percezione all’ università del design ISIA di Faenza e collabora con riviste e gallerie d’arte.