La biblioteca immaginaria di Rabelais • Libri mai mai visti

10 dicembre 2016 - 15 gennaio 2017

Rabelais fu invece autore di un’opera geniale, sotto molti aspetti unica nella letteratura di ogni tempo e ancor oggi di un’attualità sconcertante. Con un’esuberanza linguistica ricca di testi comici e di minuzie descrittive e di particolari di situazioni incredibili, narrò, in cinque libri, le gesta di Pantagruèle, figlio del gigante Gargantua, ambientandone le vicissitudini nella Francia del XVI secolo.
Nel capitolo VII del libro primo (il secondo per come ci è presentata oggi l’opera intera che non segue l’ordine cronologico di scrittura, bensì l’ordine cronologico delle vicende narrate), dopo molteplici e rocambolesche avventure, ve n’è una che vede Pantagruèle mandato dal padre a studiare a Parigi dove, all’interno dellla biblioteca di Saint Victor trova libri dai suggestivi e particolari titoli. Un vero e proprio catalogo burlesco dove Rabelais si fa beffa della scienza scolastica, teologica e di polemica religiosa: dal « Decreto dell’Università di Parigi contro il lusso degli abiti che indossano le donne di piacere » a « Il Pungolo del vino », da « Tartaret, Sulla maniera di fare la cacca » a « Bricot, Sulle differenze delle zuppe », da « La Ciabatta dell’umiltà » a « Questione molto sottile, sapere se la Chimera, ronzante nel vuoto, può mangiare le seconde intenzioni; la quale fu discussa durante dieci settimane nel concilio di Constanza », da « Il Fichino delle Pulzelle » a « Il Padrenostro della scimmia », « Sessantanove breviari in conserva di sugna », « Il Cacatoio dei Medici », « Lo Spazzacamino dell’Astrologia »…
Rabelais stesso frequentò la biblioteca di Saint Victor, realmente esistita e tuttora esistente, durante i suoi studi all’Università di Parigi, prima del 1528, e si ispirò alla stessa per redigere questo catalogo che raccoglie soli titoli immaginari, anche se alcuni si ispirano, o fanno riferimento, ad autori ed opere realmente esistiti.

È partendo da questi titoli, e dal desiderio di vederli e di toccarli con mano, che è nata la mostra La bibliothèque imaginaire de Rabelais.
Artisti e creativi italiani e stranieri hanno preso a prestito alcuni dei titoli regalando loro, dopo cinque secoli di immaterialità evanescente, un’essenza concreta e tangibile. Ecco quindi il materializzarsi dell’antica ‘bibliothèque’, accompagnato dallo stupore di una nascita di « oggetti » che del libro acclarano il titolo rabelaisiano, vale a dire la sua sostanza. Molti di questi « oggetti » non si fanno sfogliare, molti sì. Tutti si fanno leggere.
La mostra è stata ospitata nell’estate 2003 nella Maison de la Devinière (nei pressi di Chinon -F-), casa nella quale si attribuiscono i natali di F. Rabelais, divenuta oggi Museo Rabelais. L’anno successivo è stata ospitata nel suggestivo Château de Lichtenberg in Alsazia -F- per poi approdare in Italia al Museo dell’Illustrazione di Ferrara (2004), alla Fiera del Libro di Torino, al Festival della Filosofia di Mantova (2007) ed in altre prestigiose sedi.