Oliana Spazzoli • Il riposo delle immagini

27 febbraio 2016 - 28 marzo 2016

"Scrive Valerio Magrelli, a proposito delle opere di Oliana Spazzoli: “Sia sulle pagine già stampate e rilegate dei suoi ‘libri d’artista’, sia sui brandelli di tela strappata, la tinta non sembra mai depositarsi. Non si assiste, cioè, ad una sovrapposizione del colore su di un sostrato. Piuttosto, abbiamo a che fare con una penetrazione, un intridersi, un farsi materia del colore stesso. Insomma, l’intervento cromatico fa tutt’uno con la fibra di cellulosa o di tessuto. Se lo dovessi dire in un’immagine, azzarderei che questa pittura ‘suona’ le corde del supporto. Penso a una specie di curiosa ‘chitarra del colore’ - e certo non posso fare a meno di ricordare una famosa poesia di Wallace Stevens, L’uomo dalla chitarra azzurra, di cui riporto la prima parte:

L’uomo chinato sulla sua chitarra
Nella verde giornata. Forse un sarto.
Gli dissero: “Sulla chitarra azzurra
Tu non suoni le cose come sono”.
Egli disse: “Le cose come sono
Si cambiano sulla chitarra azzurra”.
Risposero: “Ma tu devi suonare
Un’aria che sia noi e ci trascenda,
Un’aria sopra la chitarra azzurra
Delle cose così come esse sono”.

A leggere bene la straordinaria poesia di Stevens, è facile dimenticarsi che l’uomo chino sulla sua chitarra, ancor prima che musico, è “forse un sarto”. Immaginiamolo: un uomo che col suo strumento cuce musica. Oppure, un uomo che con ago e filo veste il mondo di note inebrianti, e lo drappeggia, con “un’aria che sia noi e ci trascenda.” Ecco, sembra intuire Magrelli, cosa riesce alla Spazzoli. Crea al mondo un abito fatto su misura, di colore, e lo trascende, quel mondo, in un tentativo di arrivare alle cose “così come esse sono”. Perché il colore per la Spazzoli è elemento primigenio, che l’universo trasuda, che infonde e impregna tutto l’Esistente. Elemento in cui ci muoviamo, che respiriamo. Anzi, più che elemento primigenio penso ai colori di Oliana come ad una dimensione originaria dell’universo, prossima allo spaziotempo, che ondula, si curva e avvolge nel suo eterno e sconfinato dispiegarsi…
Leggevo recentemente alcune pagine di un libro monumentale dello scrittore d’arte John Berger, intitolato Portraits (“Ritratti”). In uno di questi suoi ritratti di artisti che hanno fatto la storia dell’arte occidentale, Berger parla di Monet, e ricorda come l’artista francese ambisse a dipingere non le cose in sé, ma l’aria che le toccava, che le avviluppa. Monet, scrive Berger, parlava spesso di voler cogliere una “istantaneità” delle cose. E l’aria, poiché parte “di una sostanza indivisibile che si estende infinitamente, trasforma questa istantaneità in un’eternità”. Ecco, credo, l’ambizione ultima di Oliana Spazzoli. Sostituite alla parola “aria” il termine “colore”, e capite l’eternità che l’artista forlivese vorrebbe riflettere, e magari fissare, sulle sue tele. Perdonate il gioco di parole, ma capirete quell’aria che siamo noi, e ci trascende." - Anthony Molino

Nata a Forlì nel 1943, Oliana Spazzoli ha frequentato l'Accademia di Belle Arti di Ravenna. Artisticamente si è formata con alcuni maestri di pittura e di scultura operanti in Romagna, tra cui Umberto Folli, Vittorio D'Augusta, e Gianantonio Bucci. A partire dai primi anni '80 tiene numerose mostre in tutta Italia: Milano, Roma, Venezia, Catania, Forlì, e Bologna. Numerose le sue partecipazioni con designer e architetti, ed importanti le fertili collaborazioni con poeti italiani e stranieri per la realizzazione di Libri d'Artista, contando tra i suoi interlocutori Alda Merini, Roberto Dossi, Kenneth White, Maddalena Bolis, Vanessa Sorrentino, Nicoletta Conti e Valerio Magrelli.