Silvia Naddeo • Trasfigurazioni del gusto

4 giugno 2016 - 16 luglio 2016

"Dalle rappresentazioni del cibo nel mondo primitivo dove la funzione era di tipo "magico", propiziatorio rispetto alle attività che si andavano ad intraprendere fino ad arrivare alla Eat Art di Spoerri avviata negli anni '60 come riflessione critica sui principi fondamentali della nutrizione passando per la celeberrima "Canestra di frutta" del Caravaggio, le opere di Arcimboldo fino ad arrivare al rapporto tra cibo e consumismo ben rappresentato da Claes Oldenburg, uno dei protagonisti della Pop Art il rapporto tra arte e cibo è più consolidato di quanto spesso si immagina. Ma sebbene tale rapporto abbia trovato importanti espressioni nella pittura, nella scultura, nei video e fotografie più difficile è riscontrarne un percorso di qualità nel mondo del mosaico e per questo le opere di Silvia Naddeo risultano interessanti ed originali.
L'alimentazione è un elemento fortemente variabile: dal nord al sud, da est ad ovest, dal mondo occidentale a quello orientale, dai paesi ricchi a quelli poveri... E condivide con l'arte il fatto di essere un prodotto culturale: come infatti sostiene il sociologo francese Claude Fishler “se non mangiamo tutto quello che è biologicamente commestibile è perché non tutto ciò che si può biologicamente mangiare è culturalmente commestibile". Ma l'alimentazione è anche uno dei settori di traino dell'economia italiana e basta guardare la presenza massiccia sui media dei temi cibo e cucina per rendersi conto della dimensione sociale del fenomeno che comprende programmi tv (compresi i cosiddetti talent show), migliaia di siti tematici gestiti da food blogger e centinaia di testate cartacee.
Il cibo e l'alimentazione sono due soggetti privilegiati della produzione artistica di Silvia Naddeo che nella mostra "Trasfigurazioni del gusto" raccoglie diverse opere per invitarci a riflettere sulle diverse abitudini contemporanee di approccio al cibo. Per esempio MyPanino (2013) nasce dall'osservazione della nuova e diffusissima abitudine di fotografare il cibo e condividerne la foto sui social network. Si tratta del fenomeno planetario definito Foodstagram o per i più critici Food Porn (pornografia alimentare) che vede il cibo non più come "energia" per il corpo ma come una moda o una vera e propria ossessione come dimostra una delle ultime tendenze in base alla quale ci si tatua il piatto preferito o addirittura l’insegna del ristorante o del fast food di cui si è clienti. Nell'opera della Naddeo il visitatore può creare il proprio panino con gli ingredienti forniti, rigorosamente musivi, e poi fotografarsi vicino alla sua creazione. Le foto così ottenute saranno caricate in tempo reale sul sito dedicato all'opera (www.mypaninoproject.com). In un'altra opera A cena con (2015) Silvia Naddeo unisce al mosaico la realtà virtuale creata dalla tecnologia Google Cardboard. L'opera si compone di una tavola imbandita e due sedie, una per il visitatore ed una per l'artista cui la cena è dedicata. Le persone che siedono a tavola devono indossare un visore con il quale vengono proiettate in una realtà parallela ricordando come spesso accade l'usanza di avere sempre uno schermo (Tv, smartphone, ecc.) davanti durante il pasto. Per esempio nella prima realizzazione l'artista sceglie come commensale Salvador Dalì e i cibi presenti sulla tavola sono rigorosamente in mosaico e si rifanno a opere o concetti espressi direttamente da lui nei confronti del cibo.
Tra le opere realizzate proprio per la mostra All you can eat (2016) è ispirata a quella formula molto diffusa nei paesi anglosassoni che permette di mangiare tutto quello che si vuole e fino a quando si può, pagando un prezzo fisso. In Italia questa formula è molto diffusa nei ristoranti cinesi o giapponesi creando un forte contrasto con la filosofia che sta alla base di queste cucine che con cotture rapide e senza grassi cercano di esaltare freschezza e genuinità degli ingredienti. L'opera Memorie di Romagna (2016) con i suoi cappelletti fatti a mano riflette sul rapporto tra le tradizioni e la grande distribuzione e come queste utilizzino strategie di marketing legate all'immaginario tradizionale per vendere prodotti realizzati in grandi produzioni seriali. Infine l'opera Chilometro 0 (2016) mostra verdure confezionate dentro vaschette di polistirolo invitandoci a riflettere sulla provenienza del cibo che quotidianamente consumiamo.
Un viaggio critico ed estetico quindi nel cibo e nelle abitudini quotidiane nei confronti di questo. Un viaggio straordinariamente condotto attraverso un uso contemporaneo ed originale del mosaico. Tra passato e futuro, tradizioni e tecnologia." - Raffaele Quattrone

Silvia Naddeo è nata a Roma nel 1984. Nel 2008 si laurea presso l'Accademia di Belle Arti di Ravenna completando la sua formazione con il Biennio Specialistico di Mosaico nel 2010.
Nel 2009 partecipa al progetto Summer School on Mosaics Studies and Restauration a Damasco (Siria), organizzato dall'Ambasciata italiana di Damasco, la Cooperazione Italiana allo Sviluppo e il Ministero Italiano degli Affari Esteri.
Nel 2012 viene invitata a Mosca per la Residenza d'artista promossa dalla Ismail Akhmetov Foundation. Durante il soggiorno realizza l'opera Transition, che entra a far parte della collezione permanente della stessa fondazione.
È vincitrice di diversi premi tra i quali il Premio Internazionale di Scultura Domenico Ghidoni nel 2015, il Premio Starting Point! Nel 2011, il Premio R.A.M. nel 2011 e il Premio Nazionale delle Arti nel 2010.
Le sue opere sono state esposte in Italia e all'estero, tra cui la Galleria d'Arte Statale Na Kashirke e la Musivum Gallery di Mosca, il Museo d'Arte della città di Ravenna, la Chapelle Saint-Éman di Chartres (Francia), il Museo Civico Il Cassero per la scultura italiana dell'Ottocento e del Novecento e il Festival Internazionale di Mosaico Contemporaneo.